ALLA RICERCA DELL’EQUILIBRIO STILISTICO TRA ARNEIS E NEBBIOLO

“Partendo a fare vino dal nuovo bisogna avere le idee chiare.
Io non le avevo, se non su una cosa:
bisognava partire dalla territorialità e dalla beva.
E poi da lì affinare sensibilità e tecnica”.

Alberto

 

E proprio da qui, dal legame tra il territorio e la bevibilità, si sviluppa la filosofia dell’azienda.

Ci siamo chiesti se è possibile pensare al Nebbiolo come a un vino da tenere in tavola quotidianamente, togliendolo da quella visione che lo prevede solo ad accompagnare grandi piatti o occasioni speciali. E viceversa, se si poteva considerare l’Arneis come un Nebbiolo Bianco, portandolo fuori dall’immaginario che lo vede come un vino semplice e buono solo per un aperitivo estivo.

La sfida sta quindi nel bilanciare questi due vini, uno bistrattato e l’altro pontificato. Come? In 2 modi diversi, a seconda delle bottiglie.

Priorità alla beva, strizzando l’occhio alla territorialità per Il Roero Bianco (Arneis 100%) e per il Sandro d’Pindeta (Nebbiolo 100%), le prime due vinificazioni in senso cronologico. Due bottiglie perfettamente interscambiabili, sempre, a tutto pasto, privilegiando la loro bevibilità, ma sempre considerando il territorio da cui vengono e quindi incoraggiando la lora sapidità.

Priorità alla territorialità, strizzando l’occhio alla beva per le due etichette a denominazione Roero e Roero riserva. La differenza tra le due etichette la fa la vigna, non l’esasperazione della lavorazione: prima il territorio, senza dimenticare la bevibilità, ma con identica vinificazione.

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